I grandi (e piccoli) perché della vita

Da piccoli ci chiediamo il perché delle cose. Crescendo perdiamo questa ottima abitudine. Perché? Chiedersi perché serve a non dare le cose per scontate: se una cosa non ha un perché... forse non ha senso.

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Utente: gialucrezia
Nome: Lucrezia
Aspetto con trepidazione: risposte ai miei perché e altre interessanti domande sul genere... perché?
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martedì, 22 gennaio 2008

Ho fatto un sogno, un sogno che mi perseguita da giorni, e ormai da settimane.
Ho sognato un’Italia di cittadini che finalmente non pensano più che a risolvere i problemi ci devono pensare sempre gli altri. Un’Italia fatta di cittadini veri, cioè persone che non pensano affatto che bisogna urlare le richieste dei propri diritti tacendo i propri doveri.
E sull’onda di questa metamorfosi del cuore di una nazione e dei cervelli di ogni suo abitante, sono successe cose straordinarie.
E’ successo che i dipendenti pubblici hanno fatto una manifestazione dove erano milioni, e tutti chiedevano con una voce sola l’aumento del salario sì, ma legato ad una riorganizzazione meritocratica che garantisca a tutti loro la dignità di un lavoro vero: un lavoro che non è un “posto” da occupare per portare lo stipendio a casa, ma è anche un ruolo importante per far funzionare lo Stato, un ruolo vero, che consenta loro di tornare a casa la sera e sentirsi parte di qualcosa che funziona.
E’ successo che i sindacati hanno chiesto per i lavoratori il rinnovo del contratto sì, ma legato a provvedimenti veri e seri per una riorganizzazione del lavoro che garantisca a chi vuole fare il proprio dovere di essere premiato per questo, a chi ha il potenziale per fare carriera di essere valutato per questo, mentre a chi va a lavorare per scaldare la sedia o peggio si fa timbrare il cartellino dal collega no, a quello un bel periodo di congedo non retribuito e poi il rientro a condizione che si sottoponga a misure di valutazione della produttività.
E’ successo che gli industriali hanno smesso di parlare di valorizzazione delle risorse umane, e hanno cominciato a farlo davvero. Hanno pensato che fare l’imprenditore vuol dire non solo sfruttare il lavoro delle persone, ma anche dare un lavoro alle persone, facendo l’impossibile per pagarle a sufficienza, e garantire loro una certa stabilità, perché queste persone possano permettersi una vita dignitosa. E questo è successo perché improvvisamente gli imprenditori hanno capito che un loro personale introito in più, forse non vale tutti i problemi che invece una intera classe di lavoratori senza soldi da spendere creerà al sistema, e alla stessa classe imprenditoriale, quando le persone non potranno più permettersi di comprare ciò che le aziende producono.
E’ successo che i commercianti non hanno speculato sui prezzi, perché hanno capito che tu i prezzi li puoi aumentare quanto vuoi, ma se la gente guadagna sempre gli stessi soldi alla fine tu guadagni uguale – o anche meno – perché la gente compra meno i tuoi prodotti.
E’ successo che tutti, ma proprio tutti, hanno cominciato a chiedere lo scontrino al barista, la ricevuta al medico, alla parrucchiera, all’avvocato, al commercialista, perché hanno capito che pagare in nero per avere uno sconto subito, non vale il sacrificio di dover pagare delle tasse sempre più alte per coprire i costi di chi non le paga.
E’ successo che nella sala d’aspetto del medico di famiglia, nessuno si lamentava più delle tasse da pagare perché improvvisamente gli veniva un’illuminazione: che se era lì ad aspettare che il medico lo visitasse gratis, e gratis gli facesse una impegnativa per andare a fare - gratis - un’esame all’ospedale, per prevenire una malattia grave o lieve che sia, e nel caso fosse necessario un intervento chirurgico, l’ospedale lo avrebbe ricoverato gratis, e avrebbe trovato una sala operatoria dove tutti i macchinari erano stati acquistati dallo stato e un chirurgo – gratis – l’avrebbe operato, spesso con ottimi risultati… beh, tutti avevano improvvisamente capito che se tutto questo è possibile, anche per il pensionato, l’operaio e l’impiegato, è solo grazie al pagamento delle tasse.
E’ successo che a scuola i genitori non dovevano più portare i rotoli della carta igienica e lo scottex da casa, che i supplenti vengono nominati al primo giorno di malattia degli insegnanti, e anche questo è successo perché tutti hanno cominciato a pagare le tasse. Perché improvvisamente hanno capito che i bambini vanno a scuola tutti i giorni e lì trovano maestri e bidelli gratis. E quindi tutti, anche i poveri, possono andare a scuola. Perché i maestri e i bidelli li paga lo Stato. Con le tasse.
E’ successa, poi, una cosa incredibile: che tutti hanno smesso di prendersela sempre e solo con chi comanda, e hanno cominciato a vedere se ognuno poteva fare qualcosa per cambiare un pochino il proprio comportamento e, cosa ancora più incredibile, nessuno si è più vergognato di parlare apertamente di queste cose. Perché improvvisamente tutti hanno capito che fregando il prossimo forse tu nell’immediato stai bene, ma prima o poi il prossimo diventi tu. E che invece, se si rema insieme nella stessa direzione è più facile arrivare alla meta, tutti, facendo molta, molta, molta meno fatica.
Ma è stato quello che è successo dopo, che ha veramente dell’incredibile: è successo che la classe politica si è adeguata ai propri cittadini, e ha cominciato a lavorare per il bene del Paese. Perché ha capito che il vento era cambiato.
è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 08:41 | link | commenti
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giovedì, 25 ottobre 2007

giornaliGuardo il telegiornale, leggo i giornali (soprattutto sul web ma spesso anche su carta).
E nonostante ciò, confesso che spesso non capisco.
Per esempio, perché il presidente della Rai è stato sfiduciato? E da chi? per capirlo sono andata sul sito di un'associazione di giornalisti che cercano di fare un'informazione un po' più intelligente di quella che ci viene propinata tutti i giorni.
Poi, di che cosa tratta la famigerata inchiesta Why not, che è stata tolta al magistrato De Magistris, dove risultano indagati Prodi e Mastella? e con quali motivazioni ufficiali l'inchiesta è stata tolta al magistrato? Mi è capitato di sentirlo dire solo dalla Gabanelli su Report. Gli altri, niente.
Potrei continuare con altri esempi, ce ne sono tutti i giorni. Ti snocciolano i pareri di tutti i partiti ma non ti spiegano di cosa stanno parlando. Ma ci prendete tutti per il culo?
Insomma, un'informazione che si possa definire tale dovrebbe, ogni volta che dà una notizia o anche un aggiornamento su una notizia, spiegare cosa è successo, perché, e chi è coinvolto (non l'ho inventato io, sono le famose 5 W, la base del giornalismo... What, Where, When, Who e Why), e non passare direttamente a dire cosa pensa l'Onorevole Tizio del PD, e poi l'Onorevole Caio della CdL, e poi l'Onorevole Sempronio dell'Udc, e poi l'Onorevole Cippalippa dell'Udeur! Anche perché a cosa mi serve sapere cosa pensano tutti costoro, di qualcosa che non ho capito?
è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 09:44 | link | commenti
categorie: enigmi mediatici
martedì, 26 giugno 2007

I commenti al mio precedente post mi hanno fatto molto piacere. Soprattutto mi hanno fatto pensare a quanto il sentimento e le convinzioni che mi hanno portato a chiedere di non essere considerata più aderente alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana sia diffuso.
E soprattutto quanto questa scelta sia meditata, quando la si fa, e carica di passione, e allo stesso tempo combattuta perché sembra di tradire qualcuno, di fare uno sgarbo ad un genitore ancestrale.
Io ho riflettuto sia prima che dopo, e il dopo è stato diverso dal prima. Perché l'arrivo della risposta del parroco non è stato senza ripercussioni psicologiche, il che testimonia quanto alla fine il sentimento religioso sia diffuso anche in noi che rifiutiamo il ruolo di gregge non pensante.
E ho capito una cosa importante: che la questione non è credere o non credere.
La questione non è se Dio esiste o non esiste. Il problema, per me, è l'apparato che si è messo tra me e Dio, e che sostiene di essere l'unico autorizzato a parlare in nome di Dio. E che a partire da questo assunto, mi dice cosa devo e non devo fare, cosa è bene e cosa e male, chiedendomi di sospendere il mio senso critico, e credere che qualsiasi cosa loro dicono sia giusto perché hanno avuto la delega diretta da Dio.
E' questo che trovo assurdo, e che non condivido.
La morale, il comune sentire di una società, è un sentimento che si evolve. E si evolve anche grazie all'intelligenza umana, alla capacità di riflettere collettivamente e trovare soluzioni nuove a questioni vecchie e nuove. Riflettendo insieme.
La Chiesa invece pretende di avere la Verità, e tutti gli altri si devono adeguare. Ma questa Verità spesso è ancora ferma a duemila anni fa, quando l'umanità, l'organizzazione della società e quindi gli strumenti di conoscenza, di sé e del mondo, erano molto ridotti.
E' questo che non mi sento di dare: la delega in bianco della mia dignità morale.
è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 08:51 | link | commenti (1)
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lunedì, 11 giugno 2007

L'ho fatto, e ora mi sento così leggera!
Mi sono sbattezzata, ovvero ho comunicato alla parrocchia in cui da neonata mi avevano battezzato, la mia intenzione di non aderire più alla confessione della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
E' molto semplice farlo: si invia una semplice raccomandata con ricevuta di ritorno (il testo, con tutti i riferimenti di legge necessari, è messo a disposizione dall'Unione Atei e Agnostici Razionalisti), alla quale il parroco ha diligentemente risposto entro i termini previsti, quindici giorni.
Che emozione l'arrivo della lettera dalla parrocchia! Gente, che sensazione di libertà!

Perché sono così contenta?

Perché ora, quando la Chiesa affermerà di parlare a nome del 97% degli italiani, cattolici, io saprò di non essere calcolata tra questi. Perché è così: la Chiesa si fa forte dei numeri dei battezzati, ovvero persone che sono state sottoposte al battesimo quando non erano in grado di intendere e volere. Ma sorvola su quanti di questi, effettivamente, effettivamente credono e praticano.
Io, da oggi, non mi sentirò più complice della gerarchia ecclesiastica, che ogni giorno dimostra di avere come principale occupazione quella di mantenere e gestire il proprio potere. Un potere conquistato in duemila anni di storia che, se le persone si preoccupassero di studiare un po', scoprirebbero non essere poi così limpida...(*)
Riconosco alla Chiesa Cattolica un'attività di carità, portata avanti principalmente da poveri preti onesti e onestamente ispirati ai valori di solidarietà. Ma in nome di questo, non posso comunque che contestare alla Chiesa Cattolica:
- la mancanza di rispetto per chi non la pensa come la Chiesa, anche se non fa del male a nessuno
- l'imposizione di un modello di famiglia unico, con la criminalizzazione di qualsiasi altro
- l'aver creato una società di sessualmente repressi con questa assurdità del peccato e del sesso finalizzato alla procreazione
- il mancato rispetto della dignità della vita dell'individuo pensante, che non ha il diritto di decidere se e quando morire
- il mancato rispetto delle donne e del loro diritto di procreare consapevolmente
... e qui mi fermo.
Ribadisco solamente: io ne sono fuori. Come mi sento bene !!!!

(*) Per approfondimenti, consiglio un paio di libri appena usciti e semplici da leggere: "Perché non possiamo essere cristiani (e tantomeno cattolici)" di Piergiorgio Odifreddi, che approfondisce le contraddizioni della chiesa dalle origini ai giorni nostri; e "Inchiesta su Gesù" di Corrado Augias e Mauro Pesce, che indaga la figura storica dell'uomo vissuto circa duemila anni fa da cui ha preso forma il mito di Gesù Cristo così come è arrivato a noi.
è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 12:02 | link | commenti (4)
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venerdì, 08 giugno 2007

Su internet ho trovato una lettera di una donna, una mamma (così si firma) che mi ha folgorato, per la sua capacità di esprimere in modo così lucido e preciso ciò che penso riguardo al rapporto che il mondo del lavoro italiano ha con le donne. Si tratta in questo caso di una donna che ha una professionalità, che potrebbe portarla ad avere delle soddisfazioni personali e riconoscimenti di carriera. Ma tutto questo le è precluso. Leggetela, e ditemi cosa ne pensate. E' una tipica storia italiana di oggi. E' una delle tante storie di intelligenza sprecata, buttata via, di cui il nostro paese abbonda.

Viva la mamma!

La mia esperienza di mamma-tuttofare-moglie-lavoratrice-pendolare è identica a quella di moltissime altre donne: frenetica, frustrante e faticosa ma nei pochi momenti in cui il delirio di onnipotenza femminile è al suo apice ci regala la meravigliosa sensazione di riuscire a fare tutto e bene; questa sensazione dura poco ma ci da la forza di tirare avanti.

La situazione si aggrava in quegli ambienti di lavoro di ispirazione (e ormai completamente di proprietà) anglo-americana; sogno di molti, soprattutto giovani, che aspirano ad un lavoro dinamico e moderno, in cui si celebri, tra un happy hour e una conference call, uno staff meeting e una brain storming, il trionfo della meritocrazia. Purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi meritocrazia significa solo premiare chi si ferma oltre l’orario di lavoro (rigorosamente gratis, a qualsiasi livello) e non solo per lavorare, sire sta in ufficio fino a tardi solo per far vedere che ci sei, che il lavoro per te è tutto; in questo panorama il treno dei pendolari, la cena per i bambini e la riunione dell’asilo non sono contemplati, devono essere delegati ai nonni o alle tate.

Non è rilevante che io possa fare altrettanto bene e nel rispetto di tempi senza fermarmi in ufficio oltre le 6 e non parlo di promozioni e aumenti di stipendio ma di sopravvivenza e mantenimento del posto di lavoro.

Dopo la nascita dei miei figli ho fatto una scelta di cui non mi sono mai pentita per un solo istante. Da 10 anni cerco di dare il meglio di me dal punto di vista professionale senza pretendere nulla, lavorando le mie 8 ore e cercando di essere a casa per la cena e comunque 12 ore dopo esserne uscita.

Non ci servono a nulla 500 o 100 euro di “bonus” per la nascita di un figlio (un neonato se li beve di solo latte artificiale in pochi mesi), non ci servono asili nido aperti tutta la notte, non ci serve il congedo per maternità più tutelato al mondo se poi rimani completamente sola. Non ci sono solo donne in carriera che sacrificano famiglia e affetti per il lavoro (niente in contrario purché sia una loro libera scelta) o sfigate assenteiste che rimproverano ai mariti di non guadagnare abbastanza per potersene stare a casa, a fare le casalinghe annoiate e andare in palestra dopo aver accompagnato a scuola i bambini. Ci sono mamme che amano il loro lavoro senza avere ambizioni di crescita professionale, che accettano superiori più giovani di loro (e spesso meno competenti… che sofferenza!!) solo per godere del privilegio di andare a casa presto dai loro bambini. Per queste donne non ci sono permessi in più per le riunioni dell’asilo, non ci sono note di merito per essere arrivate presto al mattino, non c’è l’OBBLIGO per le aziende di concedere il part-time; c’è solo mobbing (più o meno esplicito) con la speranza che prima o poi si resti a casa a pensare alla linea. Ma noi resistiamo…

Una mamma

è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 09:58 | link | commenti (1)
categorie: enigmi indignati
martedì, 08 maggio 2007

Leggo la notizia che copio qui sotto da repubblica.it.
E non posso fare a meno di osservare: ancora una ragazza stuprata, ma guarda un po', né da un rumeno, né da un maghrebino. Da tre ventenni italiani. Quale accampamento andiamo a bruciare adesso? Quale etnia proponiamo di evirare?

stupro
Puglia, 17enne stuprata dal branco. Arrestati i tre giovani violentatori
VICO DEL GARGANO (Foggia) - L'ha soccorsa un passante: piangeva accovacciata a terra. In tre l'hanno violentata minacciandola con un coltello. Lei ha appena diciassette anni; i suoi aguzzini poco più di venti. Uno ha precedenti penali; gli altri sono incensurati. A Vico del Gargano, un paesino di 8.500 abitanti a 100 chilometri da Foggia, la storia di terrore è iniziata all'alba.

Il branco l'ha abbordata in una discoteca e trascinata con le minacce in un locale isolato. Violentata a turno, torturata con il coltello, abbandonata sanguinante sul pavimento del magazzino. Ora i medici dell'ospedale di San Severo l'hanno operata d'urgenza all'addome per ricucirle le ferite; la ragazza non rischia la vita ma è in prognosi riservata.

I carabinieri hanno arrestato i tre violentatori per violenza sessuale di gruppo su una minorene, porto abusivo di coltello e lesioni personali. Michele Mastroiorio, Vincenzo Bisanzio e Vincenzo Pane, di Vico del Gargano, sono stati trasferiti nel carcere di Lucera.

(8 maggio 2007)
 
è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 13:06 | link | commenti (2)
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lunedì, 07 maggio 2007

french flag2

Non ho seguito molto i contenuti della campagna presidenziale dei nostri vicini francesi. Posso dire però che di certo avrei voluto che vincesse Ségolène (e mi piacerebbe sapere che cosa diavolo vuol dire questo strano nome):

  1. perché è una donna
  2. perché è una donna
  3. perché è una donna
  4. perché è una donna
  5. perché è una donna

Ma invidio profondamente i francesi che hanno un presidente di destra, che dice queste cose:

“Voglio lanciare un appello ai nostri amici americani, per dire loro che possono contare sulla nostra amicizia che si è forgiata nelle tragedie della Storia che abbiamo affrontato insieme. Voglio che sappiano che la Francia sarà sempre al loro fianco quando avranno bisogno di lei, ma voglio che sappiano anche che “amicizia” significa accettare che gli amici la pensino in modo diverso e che una grande nazione come gli Stati Uniti ha il dovere di non ostacolare la lotta al riscaldamento del clima. Deve al contrario mettersi alla guida di questa battaglia, perché in gioco ci sono le sorti dell’umanità intera. La Francia farà di questo la sua prima battaglia”.

Berlusconi quando era al governo scambiava l’amicizia per la sudditanza e il meglio che sapeva fare era strisciare e annuire qualsiasi cazzata dicesse o facesse Bush.

Perché?

è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 09:00 | link | commenti (1)
categorie: enigmi mediatici
giovedì, 03 maggio 2007


primomaggio

Non so voi, io sono sempre più sbalordita e scandalizzata dagli atteggiamenti della Chiesa Cattolica, dalle reazioni della nomenklatura ecclesiastica alle opinioni che divergono dalle loro. Sono cresciuta pensando che fosse assodata una cosa fondamentale: la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri. Anche la libertà di credere in Dio. Anche la libertà di decidere in quale Dio credere. Anche la libertà di non credere. Perché finché le tue scelte non interferiscono con quelle degli altri, tu sei libero di farle.

Da non credente catechizzata e battezzata (ancora per poco), penso che dei 10 comandamenti, alcuni siano dei valori che ci devono accomunare tutti: non uccidere (da cui dovrebbe discendere per esempio: non fare la guerra, abolisci la pena di morte), non rubare...

Ma la libertà di opinione è un diritto fondamentale.

Il 1° maggio un cantante a me finora sconosciuto, tale Andrea Rivera, ha detto dal palco del concertone di Piazza San Giovanni a Roma, le seguenti parole: “Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta. Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana".

L’Osservatore Romano, per tutta risposta, ha scritto: «Anche questo è terrorismo. È terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. È vile e terroristico - stigmatizza ancora l'organo della Santa Sede - lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt'altro mestiere».

Invece, asserire che i Dico sono comparabili all’incesto e alla pedofilia, allora, cos’è? Impedire a persone che soffrono, inchiodate su un letto e condannate all’immobilità da anni, tenute in vita solo da un respiratore artificiale, di scegliere, consapevolmente, di morire, cos’è?

è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 09:36 | link | commenti (3)
categorie: enigmi indignati
lunedì, 16 aprile 2007

navyCom’è noto ormai da tempo, non ci sono più le mezze stagioni. Di conseguenza non ci sono più gli abiti da mezza stagione. Ricordo vagamente che una volta venivano commercializzati tessuti dall’ossimorico nome fresco di lana… e via andare.
Oggi no. Perché?
Perché è talmente fugace il periodo dell’anno (una settimana, forse meno) in cui poter indossare gli indumenti né troppo leggeri, né troppo pesanti, che solo i più abbienti si arrischiano a dedicare i cospicui fondi necessari all’acquisto di capi d’abbigliamento (e scarpe!) di tal fatta.
Oggi è bellissimo vedere come gira la gente nelle prime, incerte, giornate primaverili.
A colpo d’occhio direi che si suddividono in tre categorie:
- i pre-estivi: hanno già deposto calzini e collant negli armadi, e sfoggiano la pelle nuda, spesso e volentieri bianco-latte, sandaletti, espadrillas o addirittura birkenstok; il lino è indossato spesso sotto felpe o maglioncini d’emergenza spesso portati annodati intorno al bacino;
- i post-invernali: scarponcini chiusi o anche stivali sopravvissuti al lungo inverno, non si sa se sopravvivranno al piede fondente. I jeans, che vanno bene per tutte le stagioni, la fanno da padrone insieme alle scarpe sportive. I maglioncini di lana, seppur sottile, sono portati con le maniche arrotolate all’altezza del gomito e le giacche portate elegantemente sulle spalle, tenute dal dito a gancio, oppure fastidiosamente stropicciate sottobraccio;
- gli abbienti: vestitini frou frou con varie fantasie di fiorellini e strati di tessuti leggeri ma non troppo color blu, panna o crema, calze a rete rigorosamente blu, panna o crema; per l’uomo il fresco di lana, eventualmente principe di Galles, con il mocassino sfoderato a collo alto.
Mi sento tanto Donna Vogue. Oplà.
è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 14:22 | link | commenti (1)
categorie: enigmi quotidiani
martedì, 03 aprile 2007

papa_zitto

Sapete cosa vi DICO?

In Italia esiste l'Unione Atei e Agnostici Razionalisti (UAAR). E' una meritoria associazione che svolge attività a favore dei diritti e della dignità dei non credenti, dalle campagne sull'eutanasia a quelle per l'abolizione dell'8 per mille, da quella per l'abolizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici a quella per lo sbattezzo.

Lo sbattezzo.

Confesso che mi sono invaghita dell'idea dello sbattezzo.

Ci battezzano da piccoli, quando non siamo in grado di esprimere la nostra opinione, perché non ce l'abbiamo. Poi dicono che nel nostro paese il 97% della popolazione è Cattolico. Perché contano i battezzati. Ma quanti dei battezzati poi sono effettivamente credenti? Allora, per essere coerenti e togliere alla Chiesa Cattolica i numeri che va sbandierando per giustificare l'invasione delle nostre vite, del nostro privato, della laicità dello stato, sbattezziamoci! E' facilissimo, basta scrivere una lettera alla parrocchia in cui siamo stati battezzati. Loro sono obbligati a prenderne atto e cancellarci dai registri dei battesimi. Per sapere come si fa, e quali sono i benefici dello sbattezzo, potete cliccare qui.

 

 

è un perché chiesto da: gialucrezia alle ore 10:55 | link | commenti
categorie: enigmi spirituali, enigmi indignati